L’incontro “Donne di Pace” é giunto alla sua terza edizione, quest’anno ci siamo riuniti, venerdì 21 novembre, presso la sede del Centro Servizi per il Volontariato Sviluppo e Solidarietà in Piemonte, in occasione della tavola rotonda “Bambini di Nessuno”, e poi ci siamo ritrovati, sabato e domenica 22 e 23 novembre, presso l’Istituto delle Motivazioni, per i due giorni dedicati alle donne di pace che ci hanno raggiunto a Torino, da diverse parti del mondo,.
Nella tavola rotonda, organizzata in collaborazione con lo ZONTA CLUB – TORINO DUE, abbiamo avuto l’occasione di avvicinarci alla realtà dell’infanzia abbandonata grazie alle relazioni della dott. Marinella Dellavalle, docente del Corso di Laurea Servizio Sociale di Torino e giudice onorario del Tribunale di Torino, di Cherifa Kheddar, presidente della Federazione Internazionale Associazioni Vittime del terrorismo e di Djazairouna, associazione algerina che si occupa, tra le altre cose, del sostegno economico e psicologico ai bambini orfani del terrorismo, e della dott. Roberta Maccario, volontaria dell’Associazione Medici senza Frontiere.
Il 22 ed il 23 novembre 2003 abbiamo avuto l’opportunità di stare insieme a Ilinka Vasilescu, che si occupa insieme al marito sacerdote della comunità romena ortodossa di Torino; a Ione, Reverend Mather of the Ministry of Maat dall’America; ad Habiba, guaritrice musulmana, dall’Uzbekistan; a Cherifa Kheddar, dall’Algeria, e con Mary Elisabeth Thunder, leader cerimoniale dei Cheyenne e Sundancer, dall’America.
Tutte loro, in questi tre giorni, con cuore aperto, ci hanno fatto dono delle loro parole di pace, ci hanno introdotto agli antichi rituali delle loro tradizioni e si sono unite in un rituale comune per la pace; ed insieme, in preghiera, abbiamo parlato con Dio, con Allah, con il Grande Spirito e con la Grande Dea.
Donne di paceé stato un autentico invito a superare le barriere religiose, gli estremismi; é stato una testimonianza delle tante sofferenze che hanno vissuto popoli e donne diverse, per credo e per nazionalità, ma che si sono riusciti a superare nella speranza dell’essere di aiuto e di conforto agli altri; ed in chiusura é stato anche la gioia e la comunione che ci ha uniti, in un augurio per la Pace, nella festosa Danza Lakota. Le nostre Donne di Pace, inoltre, ci hanno fatto capire che possiamo guardare con la stessa sollecitudine e la stessa trepidazione negli occhi di tanti bambini, con lo stesso amore materno o paterno che riserviamo ai nostri figli, affinché questi bambini non siano più …Bambini di Nessuno..
Un piccolo gesto ha voluto fare la nostra associazione nei riguardi dei bambini promuovendo una raccolta di fondi, per il finanziamento di una casa-famiglia in Romania.
Un grazie, anche quest’anno, a Simona Galeotti per gli stupendi ritratti che hanno incorniciato la manifestazione.
Un ringraziamento speciale a Giampiero Boveri, Maurizio Testore e Adriana Viérin, per il loro prezioso aiuto, e a Franco Cassina, con tuttoil gruppo dell’IDM, per la loro amorevole accoglienza.
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Un grazie sincero al dott. Giampiero Leo, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, e alla dott. Angela Foglia per la loro testimonianza e per il loro generoso aiuto e all’Assessore Politiche delle Pari Opportunità del Comune di Torino Paola Pozzi.
E un grazie di cuore a tutti coloro che sono solidali con le nostre iniziative e che ci permettono, ancora una volta, di crescere insieme.
WHERE THE EAGLES FLY
E’ appena terminato l’incontro “Donne di Pace” ed anche quest’anno abbiamo trascorso delle giornate ricche di testimonianze e di emozioni grazie alle donne che hanno accettato l’invito di Where the Eagles Fly, per cercare di condividere, con tutti noi, il messaggio d’amore che porta in sé ogni credo religioso.
Crediamo fermamente che le donne, impegnate in politica, nel campo reliogioso od economico, possano portare un apporto diverso all’interno di un dialogo per la pace, e così ci hanno testimoniato le notre donne e questo é stato l’impegno comune, condiviso con lo Zonta International Club-Torino Due, quanto si é andati a toccare un tema che, purtroppo, molto spesso non trova la giusta attenzione ed eco, da parte dei media e del mondo politico.
Quest’anno abbiamo voluto parlare di infanzia abbandonata, di infanzia sofferente, di infanzia violata, realtà che abbiamo voluto portatre all’attenzione del nostro pubblico, per cercare, oltre alla denuncia di certe realtà difficili, di mettere in contatto delle donne, che vivono per portare aiuto a questa parte di umanità, e quindi dare loro la possibilità di creare progetti comuni e nuove reti di solidarietà ed impegno.
Nella sede del Centro Servizi per il Volontariato, Solidarietà e Sviluppo in Piemonte, Roberta Maccario ci ha raccontato dei bambini soldato della Liberia, bambini privati della loro infanzia per le logiche della guerra; Marinella Della Valle ci ha raccontato della solitudine dei nostri figli, figli della società occidentale, per sottolineare che essi ci richiedono, di fronte a certi vuoti interiori, che li portano via via a varie tipologie di disagio, semplicemente la nostra attenzione ed il nostro amore; Cherifa Kheddar, infine, ci ha illustrato l’azione di appoggio che porta la sua associazione ai bambini orfani dell’Algeria, vittime dell’integralismo islamico.
Sono queste realtà diverse, con mille sfacettature, che chiedono solo di essere visibili affinché tutto questo non si ripeta e le nostre donne hanno cercato di rendercene un po’ più consapevoli.
D’altronde, le donne, sono coloro che per millenni hanno cercato di preservare la pace, sopratutto in quanto madri, e sono coloro che si sono ribellate alle guerre in cui i loro figli, non erano altro che carne da macello. Loro, gli “angeli del focolare”, come si diceva un tempo, nel momento in cui il focolare non c’é più stato, distrutto dalle guerre e dalle tensioni, hanno attivato le loro risorse diventando protagoniste dei primi aiuti, ricostruendo, sensibilizzando ed alleviando le sofferenze, portando il loro messaggio d’amore.
E questo é il messaggio d’amore che abbiamo ricevuto nei giorni tascorsi insieme. Tutti quanti, con grande rispetto, ci siamo avvicinati a questo mondo femminile, siamo stati partecipi delle loro vite, abbiamo capito i motivi della loro fede e siamo stati coinvolti dal traboccare di sentimenti ed emozioni che sono riuscite a trasmetterci.
Abbiamo iniziato con un rituale per la pace a cui hanno partecipato Ione, Mary Thunder, Habiba e Ilinka Vasilescu, che ha reciatato per noi una preghiera dedicata alla pace, scritta da Padre Georghij, suo marito e responsabile della Chiesa di santa Parasceva, in Torino.
Ilinka Vasilescu ci ha raccontato della dedizione e delle fatiche quotidiane in cui si prodiga giornalmente, per la comunità romena ortodossa di Torino, che hanno portato nella sua vita ad una grande consapevolezza dei valori universali della solidarietà e della fratellanza e quando, con gli occhi velati di lacrime, ha detto “….la Romania è bella, é un grande paese…”, le lacrime le abbiamo trattenute un po’ tutti noi, lì nel pubblico, perché forse ci siamo ricordati del nostro comune passato storico di emigranti e di come questa condizione, molte volte, non sia dettata da una scelta, ma dal bisogno.
C’é bisogno, infatti, di molti aiuti in Romania e l’incontro “Donne di Pace”, di quest’anno, é stato dedicato ai bambini di strada della Romania, la raccolta fondi andrà ad aiutare la creazione di una casa-famiglia per loro: quindi, nello svolgersi della manifestazione ogni donna di pace ha sempre rivolto le sue preghiere per questi bambini.
Così ha fatto Ione, Ministry of Maat, che ci ha accompagnato in un rito per la pace, iniziandoci alle celebrazioni rituali della Madre Maat, dell’Antico Egitto, e conducendoci nelle visioni del sogno che possono essere rivelatrici per i compiti a cui siamo stati chiamati. Ione ha trovato espressioni molto dolci per celebrare l’energia del femminile che dovrebbe presiedere, ai nostri atti, un’energia che ci parla di accoglienza, di sviluppo di consapevolezza, di armonia ed equilibrio tra gli essetri umani e la natura.
La giornata di sabato si é chiusa con l’iniziazione all’acqua della sorgente di Bahaudin Naqshbandi, e la celebrazione di un grande rituale di purificazione, condotto da Habiba, guaritrice sufi dell’Uzbekistan, che ci ha uniti tutti in una meditazione per la pace. ”Pace bontà ed amore all’interno dei nostri cuori… Pace bontà ed amore all’interno delle nostre famiglie … Pace bontà ed amore con i nostri vicini… Pace bontà ed amore in tutto il mondo…” queste sono le parole che ha susssurrato tante volte nelle nostre orecchie, per dire, come é stato sottolineato molte volte durante queste giornate, che la volontà di pace deve partire, innanzitutto, dall’interno del nostro cuore ed espandersi come un’onda, verso gli altri. Solo in questo modo si porta avanti un vero processo di pace.
Domenica mattina Cherifa Kheddar, presidente dell’associazione “Djazairouna” e della Federazione Internazionale Vittime del Terrorismo, pur nella sua tragica esperienza personale, la sua famiglia é stata il bersaglio di un attacco terrorista in cui sono stati uccisi suo fratello e sua sorella e a cui lei é scampata per puro caso, ci ha fatto capire le molte cause della crescita del terrorismo internazionale di matrice islamista e ci ha dato ancora una volta una testimonianza di una donna di pace, che é riuscita a superare il proprio dolore e la propria tragedia personale, per aiutare gli altri e cercare di portare sollievo e sostegno, lì dove ha regnato e regna, ancora, il terrore.
Domenica pomeriggio Mary Thunder, leader Cheyenne, ha chiuso le nostre giornate con un intervento, pieno di energia e allegria, facendoci riflettere sull’importanza del fondare il seme dell’amore, della tolleranza della comprensione, innanzitutto, all’interno delle nostre famiglie. In questo modo, come donna é riuscita a conquistarsi il suo posto all’interno della propria comunità, pur con il suo fare “femminista”, é stata accettata come leader femminile, ed ora il suo compito, come Sundancer, é di allargare il cerchio della danza al maggior numero di donne possibili. Mary Thunder, inoltre, condivide il suo cuore allegro con tanti giovani, che hanno commesso degli sbagli sulla loro via, ed é una guida ed un punto fermo per coloro che hanno sofferto nelle prigioni o sono entrati nella droga…questo ci ha raccontato.
E poi, ci ha donato l’allegria e la gioia che alla fine ci hanno uniti tutti in un grande cerchio, in cui donne, uomini e bambini, si sono ritrovatoi insieme, uniti nel cerchio della sua Danza.
Arrivederci a “DONNE DI PACE” 2004
ILINKA VASILESCU
Se non si ha la pace all’interno di noi stessi é difficile riuscire a trasmetterela agli altri.
La pace é una cosa facile da dirsi, ma non é semplice da vivere, né da farsi.
A volte, senza che sia nostra intenzione, offendiamo gli altri e quindi le parole, male intepretate, possono portare sofferenza nel cuore degli altri ed in seguito é sempre difficile riportare la serenità.
Dio, per fortuna, ci ha dato la possibilità di esprimerci con parole buone e giuste, attraverso la preghiera; per cui per un buon cristiano é importante trovare la pace interiore nel contatto quotidiano con Dio, proprio attraverso la preghiera.
La pace può esistere se noi riusciamo ad avvicinarci con lo stesso amore e con la stessa attenzione a tutti i fiori che stanno in un prato: qualcuno é bello, qualcuno é profumato; qualcuno é grande e qualcuno é piccolo, ma un prato é bello proprio perché i fiori vi crescono tutti assieme.
Questo é l’insegnamento che mi ha regalato la mia vita.
Nella nostra piccola comunità romena, qui di Torino, tante sono le persone che io devo avvicinare per la missione che compio quotidianamente con mio marito…Tanti sono i fiori che io accolgo nella nostra chiesa, sono tutti diversi ma tutti comunque belli…e così, allo stesso modo bisognerebbe considerare tutte le persone e le popolazioni che abitano il mondo.
Dio ci ha creati diversi, ma siamo tutti suoi figli e dobbiamo cercare di vivere in armonia tutti insieme, come i fiori di un prato.
La pace é i fiori di un prato, che stanno tutti insieme, con i loro profumi diversi, nella loro bellezza.
Questo é un tempo molto importante per le nostre vite, per il nostro pianeta, un tempo in cui siamo tutti qui uniti per dare un contributo per la pace.
La pace ha inizio nel cuore delle persone e nel mio cuore ho l’impressione di sentire i vostri cuori, penso che quello che stiamo facendo qui, in questi giorni, abbia importanza a livello mondiale, perché noi siamo qui per connetterci tutti al livello del cuore.
Ed il cuore, il nostro cuore, é sempre in cerca di pace.
Rivolgiamoci alla Grande Madre Maath, a colei che é il principio femminile primordiale dell’armonia, della pace ed dell’equilibrio.
Chiediamo perdono alla Grande Madre Maath, siamo qui tutti insieme, nella veste di madri, di padri, di figli e figlie, di sorelle e di fratelli, siamo qui come esseri che abitano nel cuore della Grande Madre.
E rivolgiamoci a lei, affinché allegerisca i nostri cuori, quando i cuori sono leggeri, allora vi alberga la pace.
Nel momento in cui entreremo nel regno della luce il nostro cuore verrà pesato su una bilancia, se vi dimora la pace, allora sarà leggero come una piuma quindi, che le nostre piume, simbolo della Grande Madre Maath, si uniscano in volo per andare lontano, che il nostro pensiero e augurio di Pace possa raggiungere da qui, da questo luogo il maggior numero possibile di cuori; che possa allargarsi, da questa sala, oltre questo edificio, da questo edifico, in tutta la città, allargarsi a tutto il paese, ai continenti, alla terra,
all’universo, a tutti gli universi.
Hotep
Hotep
Hotep
HABIBA
Io sono una madre, madre di quattro figli e nonna di dieci nipoti; questo é quanto Allah mi ha riservato in sorte e quindi io sono qui, tra di voi, in veste di madre.
La pace per una madre significa la speranza che i propri figli non capiscano mai, durante la loro vita, cosa significa la parola guerra. Quindi questo é l’augurio più grande che posso farvi come madre ed il contributo che posso offrire, é quello di cercare di infondere nei vostri cuori tutto il mio amore materno, e proprio in qualità di madre voglio prendermi cura di voi e di purificarvi grazie ai doni che mi ha donato Allah.
….La fede é la mia disciplina spirituale.
Accogliete i raggi di luce energetica che vi infonderanno tutti i Santi che io chiamerò in mio aiuto, é qui anche la Madonna, la Madre di Gesù, che vi ricoprirà coi suoi raggi di luce dorata.
E ora immaginate un cielo stellato ed esprimete un desiderio per la vostra salute;
immaginate un mare di fiori ed esprimete un desiderio di felicità;
immaginate un mare di pesci e delfini ed esprimete il vostro desiderio di fortuna;
immaginate un piccolo albero nano ed esprimete quello che é il vostro desiderio di pace.
Accogliete i raggi che la Madonna e i Santi stanno infondendo in voi….
Questi sono i piccoli doni che posso portarvi grazie all’aiuto di Allah e della Madonna, accoglieteli, per quanto io riesco a fare come madre che ama i suoi figli e si preoccupa che i loro cuori siano in pace e puri.
Che la pace dai vostri cuori, figli miei, si diffonda nelle vostre famiglie, tra i vostri vicini, nel vostro paese e nel mondo intero.
Amen Amen Amen
CHERIFA KHEDDAR
La mia responsabilità, come donna di pace, é quella di cercare di essere sempre vigile rispetto a quello che succede nel mio paese, ed in parrticolare rispetto alla montata di integralismo che abbiamo vissuto a partire dagli anni ’70. Infatti, in nome della religione, in Algeria, sono morte troppe persone innocenti .
Quello che voglio dire é che le religioni devono portare la pace, questo é il loro ruolo, per cui non bisogna utilizzarle con scopi politici. Non é l’islam ad essere assassino, non sono le religioni ad essere asssassine, siamo noi uomini e donne che abbiamo il potere di trasformarle in religioni di pace o di guerra.
Io credo che fino a quando ci sarà qualcuno che ci impone dei comportamenti o una religione, non vi sarà mai la pace, perché il diritto delle persone rispetto alla propria libertà di scelta viene negato.
Ho dedicato molti anni della mia vita, dopo il terribile assassinio che é stato perpetrato nei confronti di mia sorella e di mio fratello, alle tante vittime del terrorismo algerino.Tutti i giorni incontro coloro che sono stati violati nei loro diritti, che sono stati mortificati nel loro corpo che sono stati privati dell’amore dei propri familiari per aiutarli, e grazie ai volontari della nostra associazione, riusciamo ad essere loro vicini, sia dal punto di vista materiale, sia dal punto di vista morale, sostenendoli anche con un aiuto psicoterapeutico.
Il lavoro della nostra associazione é importante proprio per questo, per il fatto che non abbandona coloro che sono senza aiuto e che oltre a dover vivere il dolore per la perdita di un familiare, molte volte si ritrovano anche da soli.
Oh, Allah!
che io possa compiere una buona azione nella mia vita
e che io non conosca l’inferno.
MARY ELIZABETH THUNDER
Tante parole, tanto tempo e tanti sforzi vengono impiegati per preservare la pace; la cosa vera é che dobbiamo smettere di uccidere i nostri figli,
i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Questa é l’unica via per la pace.
La pace giunge dal nostro intimo e quindi non possiamo essere in pace con gli altri, se non riusciamo ad essere in armonia con tutte le cose viventi. Possiamo parlare con le piante, con i fiori, con gli animali e con le persone con le quali condividiamo il nostro percorso di vita.
Lo sforzo più grande inizia proprio dall’essere in armonia con quelli che ci sono più vicini.
Dico questo in base alla mia esperienza personale. La mia infanzia é stata difficile perché sono stata abbandonata dopo pochi giorni dalla nascita, ho vissuto l’indifferenza e la solitudine.
Anni dopo ho ritrovato mio padre, appena dopo il suo rientro dalla guerra; era molto cambiato, tanto da abusare di me sia psicologicamente, sia fisicamente. Per cui, nei suoi confronti, io sono sempre stata in pieno conflitto e molto aggressiva; successivamente, negli anni, ho capito che era stata l’esperienza della guerra ad averlo trasformato in quel modo e ad averlo reso completamente disilluso, a soli 30 anni.
Ma non é stato facile capirlo.
Tra di noi tutto é cambiato il giorno in cui, invece di ripondere con la solita cattiveria ed aggressività alle sue parole, ho risposto con una frase scherzosa e con un sorriso.
Da lì, dal perdono, dal sorriso é nata una possibilà di capirsi, di ritrovarsi.
La pace deve nascere dal perdono e da un sorriso.