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Beslan


Quando siamo arrivati in Ossezia per il Natale ortodosso, è questo che ci hanno chiesto,: non essere dimenticati .

Nel Caucaso, in queste terre di montagna in cui le azioni di guerra, perdurano, a singhiozzo, da più di 10 anni, in questa polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro, la gente è stanca, stanca di questo continuo stillicidio di morti, di atti terroristici, più o meno eclatanti, è stanca di non poter pensare ad un futuro per i propri figli e a dei progetti per la propria vita.

Un racconto attraverso le immagini e le testimonianze di ex-ostaggi della scuola n° 1 di Beslan, di insegnati, di madri e di padri, affinché questa tragedia insensata, che ha ucciso 331 innocenti, non si ripeta mai più.


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Settembre 2005

Siamo stati a Beslan di Anna Saudin

Concerto requiem a Mosca Gli insegnanti La nuova scuola

Prima di partire per l'Ossezia, per la commemorazione del 3 settembre, come tutti un po', abbiamo letto le notizie che filtravano dai giornali e visto i servizi televisivi che ricordavano la tragedia della scuola n° 1. Nei racconti si trasmetteva un'atmosfera di odio, prossime vendette e disperazione.

Quando siamo arrivati a Beslan insieme ad Adriana Viérin, Consigliere Regionale della Valle d'Aosta e Presidente della Comissione di Coordinamento per gli Aiuti ai Paesi in via di Sviluppo, ci siamo recati subito in cimitero, l'aria era immobile, si sentiva solo in lontananza l'eco dei singhiozzi delle madri. Abbiamo deposto una candela rosa sulla tomba di una bambina, abbracciando e cercando di portare conforto alla madre, in lacrime sulla tomba della sua Elvira, ed una blu sulla tomba di un ragazzo di 15 anni, che ci ricordava l'età di nostro figlio, Nathanaël, bello, adolescente, e soprattutto vivo.
La televisione regionale ci aspettava, subito dopo, per una lunga intervista in diretta, aspettava gli italiani che tanto avevano fatto per loro sin dal primo momento della tragedia, voleva che gli si riconfermasse il nostro sostegno, la nostra vicinanza.
Il giorno successivo, il 3 di settembre, nell'atrio della scuola si sono riunite migliaia di persone per portare il proprio omaggio alle vittime smembrate dalle bombe e arse nelle fiamme dell'incendio. Alle 13.05, 331 palloncini bianchi si sono innalzati verso l'alto, non subito, prima hanno volato verso il cimitero, come per invitare le anime senza pace a salire in alto con loro, verso il Cielo. Abbiamo aspettato quasi due ore per poter entrare nella palestra e accendere la nostra candela, testimone del nostro affetto, e per appendere un angelo alla porta del corridoio, attraverso il quale si erano salvate tante persone. Poi ci aspettava il cimitero e l'inaugurazione del monumento dedicato alle vittime, in eterno ricordo, di questa tragedia che ha messo a lutto un intero paese. Vi regnava un'atmosfera composta e di immobile silenzio, mentre lentamente venivano pronunciati al di sopra delle nostre teste i nomi delle 331 persone uccise nell'attacco terroristico. Le 331 colombe che si sono librate al di sopra delle tombe, quando è stato scoperto il monumento commemorativo, hanno fatto piangere lacrime di dolorosa commozione a tutti i presenti.
Deporre un fiore e ritornarsene pensierosi sui propri passi…sperando che domani, sarà diverso. Domani ci saranno le insegnanti affaccendate insieme ai loro allievi e alle mamme a pulire la nuova scuola, a sistemare i mobili, a renderla accogliente per il nuovo anno scolastico…che quest'anno inizia il 5 di settembre. Il giorno in cui a Mosca è stato organizzato un grande concerto-requiem, nella sala da concerto dell'Hotel Rossija, per ricordarsi di tutti: delle insegnanti coraggiose, degli uomini ammazzati, dei soldati sacrificatisi in tutte le guerre, delle madri rimaste orfane dei propri figli, dei bambini innocenti e per ricordarsi, anche di una nuova vita, una nuova speranza, di una nuova possibilità di gioia e di allegria. Il concerto è terminato con le immagini dei volti allegri dei ragazzi di Beslan che quella mattina erano stati accolti nella nuova scuola….

Quindi, pur con le innegabili conflittualità, che tristemente si porta dietro ogni tragedia di tale dimensioni, pur con certe lacrime amare e gli occhi sgomenti nella visione di un cimitero infinito…abbiamo portato a casa il ricordo di una folla composta e unita, di un silenzio rispettoso e solidale, di una volontà di ricominciare….
Speriamo che questo immenso dolore venga pacificato, che la vendetta e l'odio, trovino purificazione nel perdono e nella speranza della pace, della pace in tutto il Caucaso.

Maggio 2005

Where the Eagles Fly il 13 maggio 2005 in collaborazione con il Consiglio Regionale della Valle d’Aosta e il Comitato Regionale di coordinamento per la cooperazione con i paesi in via di Sviluppo ha voluto proporre un’immagine diversa e positiva, di un paese che è diventato famoso solo per la violenza. La cultura e l’arte sono fondamentali per crescere nella speranza, per non farsi annientare dal senso di impotenza. Dicono bene le parole del Papa Giovanni Paolo II: “…la pace non s’improvvisa, richiede educazione e uno stile di vita che vinca l’ingiustizia con la giustizia, la menzogna con la verita’, la vendetta con il perdono, l’odio con la pace”

Educhiamo alla bellezza, all’arte, all’interculturalità per promuovere l’accettazione della diversità.

Questo è stato il fil-rouge che ha ispirato la manifestazione “L’arte della Pace” svoltasi ad Aosta il 13 maggio 2005 che ha visto sia la partecipazione della società civile dell’Ossezia, in una conferenza dal tema “Una via di Pace per Beslan”, sia quella del corpo di Ballo Alan, 50 virtuosi, che hanno ci hanno presentato la bellezza dei balli caucasici.

Durante questa manifestazione abbiamo accolto con gioia la proposta del professor Mikhail Ghioev presidente dell’Associazione Popolare Consiglio degli Anziani, “Styr Nihas”, per organizzare un Forum, in Ossezia, ad ottobre, dal titolo “Le cause e le lezioni di Beslan”. Pensiamo che sia fondamentale dare il contributo a questa iniziativa, visto che riuscirà nuovamente a mettere insieme i rappresenatanti della società civile, politica e religiosa del Caucaso per trovare una via di mediazione, una via di Pace per le generazioni future.

Gennaio 2005

OSSEZIA
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L’Ossezia-Alanija, con capitale Vladikavkaz, occupa una striscia centrale del Sud del Caucaso,; si estende per circa 8.000 kmq con 700.000 abitanti. E’ una terra di montagna, abitata anticamente da tribù sciite e dagli Alani, da cui deriva il suo nome, è ricca di testimonianze antiche, di castelli e santuari conservatisi fino ai nostri giorni. La bellezza della sua natura possente, con vette che raggiungono i 5.000 metri e rigogliosi torrenti che disegnano vallate dalla struggente bellezza, è l’orgoglio del suo popolo. Un popolo che non ha dimenticato le antiche tradizioni: per gli osseti, l’Ospitalità è da considerarsi sacra, per cui sarà sempre una lezione di vita e di poesia, poter sedere intorno ad uno stesso tavolo ed essere partecipi dei loro tradizionali 55 brindisi!

LA TRAGEDIA DI BESLAN
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NATALE A BESLAN

Beslan…un nome ormai tristemente famoso, che richiama alla mente immagini di terrore, di disperazione e di morte.

E dire che quando siamo arrivati in Ossezia, abbiamo sorvolato proprio Beslan e al di sotto di noi si stagliava un paesaggio incantato, con colline armoniose ed eterni ghiacciai che risplendevano al sole.

Quelle stesse montagne e quella stessa neve in cui avevano giocato fino all'inverno precedente i 172 bambini sepolti nelle tombe di fredda terra nera al di sotto di noi.

Giunti all'aeroporto, si passa, per andare alla capitale Vladikavkaz, proprio davanti al cimitero che è stato predisposto appositamente in seguito all'atto terroristico attuato nei confronti della scuola n° 1 di Beslan. Così nessuno arrivando in Ossezia se ne potrà mai scordare. Ed è giusto, perché atti così terribili, perpetuati dai nostri simili, non devono mai essere dimenticati… e questa è stato un po' il senso della nostra visita a Beslan. Per non dimenticare.

Ormai, non è più un fatto di cronaca così bruciante… e pian piano si tende a dimenticare, è normale, d'altronde tutti dicono che la miglior medicina è il tempo…e lo stesso ci hanno ripetuto i parenti delle vittime o i sopravissuti con cui abbiamo parlato durante il nostro soggiorno. “No, non c'è spiegazione, non c'è ragione, non è facile tornare alla vita di tutti i giorni, solo il tempo, il tempo ci potrà guarire, dalle perdite, da quanto abbiamo vissuto, da quello che i nostri occhi sono stati obbligati a vedere …”

Ma il tempo, il nostro tempo di essere umani deve anche servire a far sì che tali fatti non si ripetano mai più nella storia dell'umanità. O almeno questo è quanto abbiamo sentito con forza nei nostri cuori davanti a quel cimitero, dove ci sono ancora delle buche scavate che aspettano i corpi dopo i difficilissimi riconoscimenti e durante la visita a quella scuola, che non è più una scuola. Bruciata, bombardata, dilaniata in ogni banco, in ogni quaderno. Una scuola che sembra aver vissuto la guerra più devastante.. e tutto in soli tre giorni. Abbiamo filmato queste immagini di morte, ma abbiamo portato con noi anche la risurrezione. Il 7 gennaio, la notte del Natale ortodosso, siamo stati in chiesa a Beslan e abbiamo visto una folla di giovani e anziani che cercavano nella fede, nell'offerta di candele e di canti, di riportare armonia e speranza nei loro cuori feriti.

Il Cristo Salvatore è stato un esempio di colui che è nato per salvare l'umanità; ed in ogni cuore c'era la speranza che il Gesù nato in quella notte, bambino tra i bambini orribilmente massacrati, portasse un po' di gioia nelle famiglie.

Sotto la fredda terra del cimitero, i Bambini di Beslan, hanno avuto il loro Natale, vicino ad ogni tomba c'era un abete adornato con palle, fiocchi e tanti regali. Un vuoto al cuore, le lacrime che scendono e la promessa di non dimenticare.

Per questo l'associazione, Where The Eagles Fly, vuole creare un Centro per la Pace, a Beslan; lì dove, all'interno del Caucaso, in seguito al collasso dell'Unione Sovietica, i conflitti etnici, religiosi e soprattutto politici, sono vissuti attraverso uno stillicidio continuo di rappresaglie armate, di massacri, di atti terroristici orribili.

Un Centro della Pace che dia il segno che alla violenza non si deve rispondere con altra violenza, ma che bisogna, soprattutto, per il futuro dei nostri figli e nipoti, fermarsi e dire basta.

Il nostro progetto di riunire i vari popoli, gli ingusceti, gli osseti, i ceceni e le altre 30 etnie del Caucaso diventerà una realtà in cui i bambini potranno essere educati alla pace e alla tolleranza e dove gli adulti possano ripensare a come muoversi per mettere da parte le armi.

Siamo certi che nessuna madre ingusceta, osseta o cecena voglia piangere sul corpo del proprio figlio. Sono stanchi, anche lì sono stanchi di morte e lacrime. Anche in Caucaso vogliono poter fare progetti su un futuro che non deve essere nefasto, su una casa che non deve essere distrutta dalla guerra, sui figli che non devono morire senza colpa.

Un Centro della Pace in Beslan, per non dimenticare e provare a vivere in uno spirito di fratellanza.


Where The Eagles Fly
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